Errori comuni dell’Istruttore/Trainer

Chi fa tutto a tempo debito di un giorno ne fa tre   ( noto proverbio )

 

Gli errori sono parte di ogni partita di scacchi. Tutti commettiamo errori, giocatori e trainers.

Ci riferiamo in particolare agli errori tecnici e psicologici , gettando uno sguardo sulle frequenti cattive scelte di repertorio ( o di singole linee all’interno del repertorio) che non permettono di poter valorizzare le capacità dell’allievo ( o ne rallentano inevitabilmente la crescita scacchistica).

Questo può  riguardare chiaramente giocatori di ogni livello, ma in questo caso affronteremo questo aspetto in relazione alla fascia di giocatori “intermedia”, al di sotto Il livello di candidato maestro .

Vediamo cosa scrive a riguardo il noto Formatore degli istruttori   (oltre che GM) della FIDE Adrian Mikhalchishin :

“Ogni giocatore che si avvicina al livello di candidato maestro spesso inizia a credere che può essere un buon  allenatore e può condurre attività di formazione senza aver bisogno di un’adeguata preparazione tecnica , pedagogica, psicologica e in molti casi senza particolari conoscenze di scacchi.

Concentriamoci verso lo studio dell’apertura in questa larga fascia di gioco  ( e puntiamo lo sguardo verso l’insegnamento degli scacchi ai giovani e giovanissimi).

Troppe volte questo aspetto (fondamentale) viene relegato in secondo piano.

Sembra quasi che molti istruttori e trainer ( anche di buon livello e con una discreta esperienza) dimenticano che l’apertura ,soprattutto  nella fase iniziale di formazione, dev’esser  strettamente legata ad un “rapido sviluppo ”, “alla sicurezza del Re” e alla “lotta per il centro”.

Spesso un errore ricorrente dei “quasi-trainers” è quello di credere di essere esperti di una ( o un paio di aperture) e di insegnarle ad ogni singolo studente nello stesso modo.

Altro errore ricorrente è quello di insegnare le aperture come fossero “trappole” in cui far cadere la propria vittima ( e così dedicare tempo e studio ad aperture che possono far venire qualche risultato nell’immediato, ma che in realtà costituiscono un grosso limite per il futuro miglioramento dell’allievo).

Troppi istruttori e trainers sottovalutano un aspetto importantissimo, ossia che la corretta formazione dell’allievo è un passo fondamentale per i suoi futuri successi e che una cattiva impostazione in questa fase può seriamente compromettere gli sviluppi successivi o in ogni caso rallentarne vistosamente la crescita.

Ogni istruttore dovrebbe essere cosciente che le “posizioni aperte” dovrebbero essere studiate prima dei giochi semi-aperti o chiusi. Ed è facile intuire il perché ( non voglio dilungarmi a riguardo). Inoltre un bravo trainer dovrebbe sempre suggerire e far studiare aperture e linee che siano in sintonia con lo stile e la comprensione di gioco del suo allievo, a prescindere dalla sua forza di gioco e dei suoi risultati.

Troppe volte si cade in gravi errori, all’insaputa  dell’istruttore/trainer ed ovviamente anche dell’allievo stesso ( che si fida chiaramente del suo mentore scacchistico).

Ecco un errore tra i più comuni riguardo la scelta di una cattiva apertura : “La Difesa Francese” ed il suo impiego in giocatori della fascia BASE/ INTERMEDIO ( e nei giovani).”

Chiaramente si tratta di un esempio e potremmo anche fare riferimenti ad altri sistemi d’aperture o singole linee .  Stiamo trattando un importante difesa che fa parte dei  giochi semi-chiusi ( ma questo è relativo, la difficoltà di quest’impianto sta proprio nella grande varietà di schemi a cui è possibile approdare, che passano facilmente da un gioco chiuso ad uno semi-chiuso senza tralasciare le possibilità di un gioco aperto e tattico).

Non si dovrebbe mai iniziare nessun giocatore della fascia  BASE/INTERMEDIA verso lo studio di questa difesa ( da nero) e la sua applicazione. I risultati e la comprensione di gioco dell’allievo non possono trarne nessun giovamento e nella migliore delle ipotesi i suoi progressi verranno inevitabilmente ritardati .

Andiamo a vedere qualche esempio pratico.  Prendiamo come spunto una mia partita giocata a fine 2011 contro un giovane e talentuoso giocatore Under 16 ( adesso Under 20).

In un incontro (per lui importante poiché contro un giocatore più forte) si affida alla sua Difesa “preferita”.  Vediamo cosa accade:

Un altro esempio è la partita che ho giocato ( stavolta da nero) contro la giovane promessa  ( oggi maestro FSI con un ragguardevole elo di 2179) Paolo Formento alle Semifinali del Campionato Italiano del 2011.  Il bianco , autore per altro di un ottimo torneo, con molti scalpi contro giocatori sulla carta più forti, affronta la Francese. Andiamo a vedere:

La francese è un “arma” difficile da gestire e padroneggiare. Anche per giocatori di alto livello. Ecco un esempio tratto dalla mia pratica di gioco:

Caro amico/a scacchista, se rientri nella fascia dei giocatori “francesi” a cui fa riferimento l’articolo ,  non sentirti offeso o turbato da quanto letto.

C’è sempre tempo e modo per rimediare ai propri errori ( quasi in qualunque campo) e tentare di seguire percorsi più indicati per il tuo corretto sviluppo scacchistico.

In un prossimo articolo spero di approfondire ancora il tema trattato, aggiungendo diverse sfumature all’importanza di una corretta metodologia d’insegnamento.

Un saluto.

 

Francesco Bentivegna

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